Si chiama Francesca, questo romanzo, di Paolo Nori, marcos y marcos (Milano, 2012), pag. 224, euro 14.50.
Learco Ferrari deve assolutamente scrivere. Glielo dicono le vocine della sua testa, tanto per dire. A dieci anni di distanza dalla sua prima pubblicazione presso Einaudi, sta per tornare in libreria questa volta per la meritevolissima marcos y marcos - che per dire poco tempo fa ha fatto sempre di Nori il filante "La meravigliosa utilità del filo a piombo" - "Si chiama Francesca, questo romanzo".
n.f.
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Le allucinazioni linguistiche di Paolo Nori si trasformano, nell'incontro amoroso. A divenire allucinazioni linguistiche amorose, come d'amore sono le tartassanti e martorianti e verbose vocine che dalla testa del protagonista spingono a vivere a pieno la forza dello scrivere. Qui sta infatti il punto del testo. Perché Nori è in tutta la letteratura russa, con preferenze 'futuriste'. E dimostra quanto il moderno non possa far a meno di smontare i linguaggi della banalità. Altro che scrittrici e scrittori alla tv, altro che lingua piatta. Molti i contorni. Però ancor di più sono le movenze che da Basilicanova allo spiazzo tra Roma, Milano e la stessa parmiggiana Basilicanova di Learco fan tribolare un soggetto che deve indossare la tutina post intervento riparatore delle fiamme, a protezione ancora dei postumi d'un incidente. E l'arte sta nelle compromissioni col mondo dei normali. Quando, per esempio, si devono per campar tradurre manuali in russo e frequentare noiosi convegni per "crescere". Tipo nei fumetti letti per mesi e mesi di riposo, anzi di sociofobia. O meglio di volontà di sociofobia. Prima dell'arrivo, ovviamente, dell'amica Francesca. La Francesca che prende casa con Learco Ferrari. A Bologna. Quindi il Ferrari rinuncerà alla Gazzetta di Parma ma soprattutto al lavoretto, già tra l'altro abbandonato, presso la Gazzetta di Parma. Perché, insomma, Learco Ferrari di certo, seppur ormai da scrittore affermato, non accetta di far bariccate. Più tutte le storielle del Mullà Nasrudìn e le citazioni del romanzao la Filosofia del vicolo. Learco Ferrari, tra delirio e lucidità, quindi sempre con e nei deliri, si salva dalla perdizione. Dalla conquista che le forze della società omologata e omologante tenta sempre. Un vero spasso. Da rileggere. Se si vuol prendere per il culo la seria trattativa costante che ci mettono davanti: tentando di comprarci tutti quanti.
NUNZIO FESTA
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