Panella, per l'Eresia

20 novembre 2011
QUOTIDIANI

Il mantello dell'eretico, di Giuseppe Panella, Cfr (Sondrio, 2011), pag. 32, euro 4.

Giuseppe Panella, saggista di spessore e molteplici interessi, poeta e critico, ruba il titolo a un racconto di Brecht (più precisamente un racconto che fa parte di “Storie da calendario”), per titolare la sua agile raccolta di saggi “Il mantello dell'eretico” data all'indomabile poeta, critico ed editore Gianmario Lucini - per i tipi di Cfr; perché, ovviamente, Brecht dedicò il suo racconto a Giordano Bruno. Dunque Panella lo destina a una piccola antologia interamente dedicata all'importanza e corretta lettura dell'eresia. Se Giordano Bruno “apriva un nuovo mondo di ricerca e di riflessione riguardo il futuro dell'umanità”, la necessità dell'eresia il critico la fa cogliere attraverso altre storie, altre vite, altre vie. Dal 'caso' del pensatore arabo di Spagna Averroè ai più 'moderni' e per certi pubblicitari 'casi' di Pasolini e Sciascia. Un discorso che entra ed esce dalla Storia della Chiesa Cattolica Romana. Che legge i testi sacri, ma senza timori. Impudentemente, quasi. Però per comprendere meglio che chiavi utilizza Panella, prendiamo a esempio l'articolo titolato “Uccellacci e uccellini: Pasolini e Sciascia come eretici relapsi”. E da qui capiamo come e in che maniera il critico s'assuma il compito importantissimo d'indicare una nuova lettura di certi classici. A partire dal termine specifico e altisonante “relapsi”: che essenzialmente è usato per spiegare quanto i due scrittori “furono costretti a ricadute pertinaci e perniciose nelle loro opinioni di critica”. Fino a dove G. Panella scrive persino che “una possibilità di lettura che accomuni Pasolini e Sciascia è legata proprio a quel loro essere espressione (sia pure diversa nei toni e nelle prospettive culturali) di una volontà di adesione al destino (e al riscatto) del Sud del mondo”. Possiamo con semplicità e tenui formule consigliare nel dir saggiamente che questo piccolo oggetto e soggetto di critica letteraria pura e spietata è animato da spunti illuminanti.

 

NUNZIO FESTA

 


Il mantello dell'eretico, di Giuseppe Panella, Cfr (Sondrio, 2011), pag. 32, euro 4.

Giuseppe Panella, saggista di spessore e molteplici interessi, poeta e critico, ruba il titolo a un racconto di Brecht (più precisamente un racconto che fa parte di “Storie da calendario”), per titolare la sua agile raccolta di saggi “Il mantello dell'eretico” data all'indomabile poeta, critico ed editore Gianmario Lucini - per i tipi di Cfr; perché, ovviamente, Brecht dedicò il suo racconto a Giordano Bruno. Dunque Panella lo destina a una piccola antologia interamente dedicata all'importanza e corretta lettura dell'eresia. Se Giordano Bruno “apriva un nuovo mondo di ricerca e di riflessione riguardo il futuro dell'umanità”, la necessità dell'eresia il critico la fa cogliere attraverso altre storie, altre vite, altre vie. Dal 'caso' del pensatore arabo di Spagna Averroè ai più 'moderni' e per certi pubblicitari 'casi' di Pasolini e Sciascia. Un discorso che entra ed esce dalla Storia della Chiesa Cattolica Romana. Che legge i testi sacri, ma senza timori. Impudentemente, quasi. Però per comprendere meglio che chiavi utilizza Panella, prendiamo a esempio l'articolo titolato “Uccellacci e uccellini: Pasolini e Sciascia come eretici relapsi”. E da qui capiamo come e in che maniera il critico s'assuma il compito importantissimo d'indicare una nuova lettura di certi classici. A partire dal termine specifico e altisonante “relapsi”: che essenzialmente è usato per spiegare quanto i due scrittori “furono costretti a ricadute pertinaci e perniciose nelle loro opinioni di critica”. Fino a dove G. Panella scrive persino che “una possibilità di lettura che accomuni Pasolini e Sciascia è legata proprio a quel loro essere espressione (sia pure diversa nei toni e nelle prospettive culturali) di una volontà di adesione al destino (e al riscatto) del Sud del mondo”. Possiamo con semplicità e tenui formule consigliare nel dir saggiamente che questo piccolo oggetto e soggetto di critica letteraria pura e spietata è animato da spunti illuminanti.

 

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