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ADRIANA ZARRI
21 febbraio 2012
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Adriana Zarri - poetessa orante, teologa, donna libera, eremita comunicante condivideva con gli animali i sentimenti e anche le sofferenze, da quelle del leone obbligato nel circo a rinunciare alla sua maestà, fino al cappone o al toro delle corride, torturati per la nostra ingordigia o la nostra crudeltà. Al pari degli antichi considerava simbolo della contemplazione la civetta o il gufo, animali della notte che sono in grado di scorgere quello che gli altri non possono vedere. Questo rispetto e amore per gli animali - per i gatti, soprattutto, e, tra questi, per la sua gatta nera Arcibalda - costituiscono una forma elevata di "ecologia", che è un'apertura a quella grande patria che è il mondo, e che comincia dalle persone (e dagli animali) che sono accanto a noi. Il libro raccoglie gli articoli "animalisti" che Adriana Zarri ha pubblicato sulla rivista "Rocca" dal 1984 fino al giorno prima di morire.
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VITALITA'
17 gennaio 2012
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"Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!" Suor Speranza ne è sicura: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti della Casa di Riposo di Bellano l'aglio non l'ha fatto mettere di sicuro. Allora come mai Ernesto Cervicati, entrando nella stanza di zia Antonia, ha sentito quell'odore, invece dell'aroma inconfondibile e fresco della menta? Ernesto conosce bene il rassicurante profumo delle mentine di cui è golosa la sua anziana parente. Certo meglio di suo fratello Antonio, che della zia non ha mai voluto saperne: gli interessava molto di più Augusta Peretti, una trentacinquenne ossigenata e vogliosa, nonché figlia di salumiere. Ernesto invece aveva accolto zia Antonia in casa sua e l'aveva accudita per tre anni, finché lei, un po' per non gravare troppo sul nipote, un po' per pudore, aveva deciso di trasferirsi all'ospizio. Quel sorprendente odore d'aglio è un piccolo enigma. Forse è l'indizio di qualcosa di più grave. A indagare, oltre a Ernesto e all'energica suor Speranza, si ritrova anche il dottor Fastelli, medico dal carattere gioviale ma di grande sensibilità. Intorno a questo profumato mistero, Andrea Vitali costruisce un romanzo carico di tenerezza, una di quelle storie che, come zia Antonia, ti accarezzano in un fresco abbraccio. Per poi regalarti, alla fine, una sorpresa.
L’odore dei soldi, a Bellano, è un profumo di menta.
Almeno fino a quando, beninteso, il profumo non viene coperto da un’insopportabile puzza di aglio. Quando quel lezzo persistente ristagna nella stanza di zia Antonia, ospite della casa di riposo di Bellano, al nipote Ernesto Cervicati, in visita alla zia come tutti i giorni, i conti non tornano: che le suore abbiano avuto la mano pesante nel condire le pietanze che hanno servito ai degenti? Ma no. È impossibile. I gesti e i riti che si ripetono giorno dopo giorno nella casa di riposo non ammettono deroghe. Qualcuno ha portato quell’odore di aglio da fuori. Ma chi?
Suor Speranza, che gestisce la gloriosa istituzione bellanese con mano ferma e piglio autorevole, indaga. E la stessa zia Antonia, avvolta nel suo consueto alone, non può aiutare a sciogliere il mistero, perché si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda, chiusa in un mutismo ostinato e sconcertante. Cosa sta succedendo?
Ecco una sarabanda bellanese cucinata con tocco sapiente da Vitali, un piattino poco impegnativo ma saporito, che ci inebrierà degli aromi lacustri e un po’ grassi tipici della narrativa di questo autore.
Come spesso accade nei romanzi di Vitali, tutto sembra muovere dal piacere di nominare i propri personaggi attingendo a un repertorio fantastico di nomi e cognomi che fanno tanto provincia ubertosa, che evocano tradizioni consolidate attraverso generazioni di piccola borghesia di bottega. Ma anche i momenti storici in cui le storie sono ambientate hanno la loro importanza, e in quest’ultimo Zia Antonia sapeva di menta la vicenda narrata trova spazio agli inizi degli anni Settanta.
Oggi sarebbe più difficile immaginare una storia come quella di zia Antonia, dei suoi due nipoti Ernesto e Antonio e della ossigenata Augusta Peretti, felliniana figlia di salumiere nonché moglie del suddetto Cervicati Antonio, delle cui brame irrefrenabili è oggetto ad ogni ora del giorno e della notte.
Ma c’è anche un esercito di volonterose suorine che guardate in controluce, attraverso qualche refolo della breva che increspa le acque del lago, possono sembrare somiglianti alle "pinguine" dei Blues Brothers; come quelle intente a perseguire il bene con qualunque mezzo, e come loro soggette ai disegni malandrini di qualche ipocrita.
Chi sarà, a voler mettere le mani sul patrimonio accumulato nel corso di una vita di morigeratezza esemplare dalla zia Antonia, che si è concessa giusto il vizio di mangiare mentine a tutte le ore? Da buon osservatore di costumi e tipi umani, Vitali è troppo accorto per puntare il suo indice - più divertito che giudicante - sui bersagli più ovvi, e grazie al suo ormai acclarato talento per le storie, riesce a farci stupire anche di cose che sotto sotto avevamo sospettato sin dall'inizio della nostra lettura. Bravo!
A cura di Wuz.it
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INDIA
23 dicembre 2011
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Hell and paradise. India 2010-2011. Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta, di Francesco Spada e Gilda Novelli, premessa di Philippe Descola, con fotografie, Lupo (Lecce, 2011), pag. 284, euro 25.00.
"Un diario di viaggio per immagini che vuole essere un contributo di cronaca ed attualità, per riflettere su tutto il paradiso e tutto l'inferno che coabita oggi nel grande Colosso asiatico nell'età della globalizzazione, che dedichiamo ai bambini di Calcutta. Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla Ong OFFER di Calcutta".
Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta
“La sfida che la nostra specie deve ora affrontare è la creazione di una sana nicchia ecologica; comunità che allevano, spazio non tossico, scambi che non impoveriscono, transazioni alimentate dall’energia rinnovabile della compassione, dell’empatia e delle reciprocità“.
Edgar Cahn (ideatore della Banca del Tempo)
www.offerindia.org
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Panella, per l'Eresia
20 novembre 2011
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Il mantello dell'eretico, di Giuseppe Panella, Cfr (Sondrio, 2011), pag. 32, euro 4.
Giuseppe Panella, saggista di spessore e molteplici interessi, poeta e critico, ruba il titolo a un racconto di Brecht (più precisamente un racconto che fa parte di “Storie da calendario”), per titolare la sua agile raccolta di saggi “Il mantello dell'eretico” data all'indomabile poeta, critico ed editore Gianmario Lucini - per i tipi di Cfr; perché, ovviamente, Brecht dedicò il suo racconto a Giordano Bruno. Dunque Panella lo destina a una piccola antologia interamente dedicata all'importanza e corretta lettura dell'eresia. Se Giordano Bruno “apriva un nuovo mondo di ricerca e di riflessione riguardo il futuro dell'umanità”, la necessità dell'eresia il critico la fa cogliere attraverso altre storie, altre vite, altre vie. Dal 'caso' del pensatore arabo di Spagna Averroè ai più 'moderni' e per certi pubblicitari 'casi' di Pasolini e Sciascia. Un discorso che entra ed esce dalla Storia della Chiesa Cattolica Romana. Che legge i testi sacri, ma senza timori. Impudentemente, quasi. Però per comprendere meglio che chiavi utilizza Panella, prendiamo a esempio l'articolo titolato “Uccellacci e uccellini: Pasolini e Sciascia come eretici relapsi”. E da qui capiamo come e in che maniera il critico s'assuma il compito importantissimo d'indicare una nuova lettura di certi classici. A partire dal termine specifico e altisonante “relapsi”: che essenzialmente è usato per spiegare quanto i due scrittori “furono costretti a ricadute pertinaci e perniciose nelle loro opinioni di critica”. Fino a dove G. Panella scrive persino che “una possibilità di lettura che accomuni Pasolini e Sciascia è legata proprio a quel loro essere espressione (sia pure diversa nei toni e nelle prospettive culturali) di una volontà di adesione al destino (e al riscatto) del Sud del mondo”. Possiamo con semplicità e tenui formule consigliare nel dir saggiamente che questo piccolo oggetto e soggetto di critica letteraria pura e spietata è animato da spunti illuminanti.
NUNZIO FESTA
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Si chiama Paolo Nori.
2 gennaio 2012
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Si chiama Francesca, questo romanzo, di Paolo Nori, marcos y marcos (Milano, 2012), pag. 224, euro 14.50.
Learco Ferrari deve assolutamente scrivere. Glielo dicono le vocine della sua testa, tanto per dire. A dieci anni di distanza dalla sua prima pubblicazione presso Einaudi, sta per tornare in libreria questa volta per la meritevolissima marcos y marcos - che per dire poco tempo fa ha fatto sempre di Nori il filante "La meravigliosa utilità del filo a piombo" - "Si chiama Francesca, questo romanzo".
n.f.
continua all'interno
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INDIA
23 dicembre 2011
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Hell and paradise. India 2010-2011. Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta, di Francesco Spada e Gilda Novelli, premessa di Philippe Descola, con fotografie, Lupo (Lecce, 2011), pag. 284, euro 25.00.
"Un diario di viaggio per immagini che vuole essere un contributo di cronaca ed attualità, per riflettere su tutto il paradiso e tutto l'inferno che coabita oggi nel grande Colosso asiatico nell'età della globalizzazione, che dedichiamo ai bambini di Calcutta. Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla Ong OFFER di Calcutta".
Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta
“La sfida che la nostra specie deve ora affrontare è la creazione di una sana nicchia ecologica; comunità che allevano, spazio non tossico, scambi che non impoveriscono, transazioni alimentate dall’energia rinnovabile della compassione, dell’empatia e delle reciprocità“.
Edgar Cahn (ideatore della Banca del Tempo)
www.offerindia.org
FRANCESCO SPADA
Il suo lavoro è caratterizzato, sin dagli esordi negli anni Settanta, da un chiaro impegno civile e sociale, e dall’uso integrato degli strumenti espressivi e progettuali.
Considerato negli anni Novanta tra i progettisti più rappresentativi del nuovo design italiano, il suo percorso di ricerca e produzione ha, da sempre, privilegiato un approccio etico ed antropologico all’interno della Cultura del Progetto, esaltando le specificità e le identità dei territori in cui ha operato, sperimentando e promuovendo nuovi modelli progettuali eco-sostenibili.
Nel 1978 è tra gli autori italiani invitati alla Biennale di Venezia dove presenta una sintesi di un lungo lavoro di etno-antropologia visiva, sviluppato nel Sud-Italia ed in Nord-Africa, sulla cultura materiale, l’architettura naturale e i rituali magico-religiosi.
Nel 1986 fonda a Lecce lo Studio Atlantide, tra i primi laboratori multimediali nel Sud d’Italia.
Dalla metà degli anni Novanta la questione ambientale è al centro del suo lavoro di ricerca, teso a definire nuovo equilibrio tra i materiali naturali e i “nuovi materiali” artificiali e implementando, nei suoi progetti, le nuove forme e prodotti di energia alternativa.
I suoi lavori sono stati presentati alla Triennale di Milano, al Salone Internazionale del Mobile (Mi), al SAD-Parigi, ad Abitare il Tempo (Vr) a San Paolo e Rio de Janeiro (Brasile), e in rassegne specializzate di ricerca e sperimentazione a New York, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles, Koln, Francoforte.
Collabora con lo Studio Associati di Marrakech (Marocco).
Ha disegnato collezioni di design per Handicraft, Masterpieces, Edra, Oso Forniture, Valtorta, Clausura, DAF Design, Telcom, e per numerose piccole aziende artigiane in Italia ed Europa.
Disegna per l’ENEA in collaborazione con il Centro Ricerche CETMA (Brindisi) una collezione di arredi ecologici per interni, utilizzando il Synplast (materiale ottenuto dal riciclaggio della plastica eterogenea), e un sistema di arredo urbano con lo stesso materiale per Alfa Edile (Br).
Progetta per Italcantieri-Energy, parcheggi solari modulari e un distributore di energia elettrica per ecomezzi urbani.
Nel 2002 le Ambasciate d’Italia in Argentina e Brasile, per promuovere il design italiano, gli organizzano due grandi esposizioni con i Consolati di Rosario (Argentina) presso il Parque de Espana e nel Palazzo del Governo del Panarà a Curitiba (Brasile).
Molto intensa la sua attività di interior design e art-direction, conduce master e laboratori di design e comunicazione per Università italiane ed internazionali, Centri di ricerca e Scuole private.
spadapartners@yahoo.it
GILDA NOVELLI
Laureata in Filosofia, è terapista della Psicomotricità, con specializzazione presso O.I.P. Organisations International de Psycomotricité – Parigi, ottenendo il Certificato Intern. in “Scienzes ed Tecniques du Corps”.Da oltre trent’anni lavora nell’ambito educativo e socio-sanitario, occupandosi di terapia-equestre, yoga evolutivo, tecniche di rilassamento.
Ha svolto la sua attività di terapista e coordinato progetti per Centri privati, Enti pubblici, Centri di ricerca e Cooperative sociali, nell’ambito della prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e della cura e riabilitazione, per bambini ed adulti, con problematiche psico-motorie.
Per quindici anni ha collaborato come terapista e coordinatrice, per i diversi Centri della Comunità Emmanuel di Lecce (Italia), promuovendo il Centro “Le Sorgenti del Benessere” per la cura e la diffusione della medicina naturale e delle Scienze psico-corporee.
Per conto della Cooperazione intern. ha partecipato ad una missione di volontariato con la Caritas a Durazzo (Albania) conducendo un laboratorio ludico-terapeutico per i bambini di strada.
parlacolcorpo@yahoo.it
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RIVOLTA
18 ottobre 2011
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ROMA – Quelli che chiamate Black Block, i ragazzi e le ragazze, le compagne e i compagni, sorelle e fratelli, non indignati ma estremamente arrabbiati, pronti disposti e agili alla rivolta, quando non veri fasci o sbirri infiltrati, la minoranza o le minoranze che altri manistestanti, quindi con pari dignità a fare e dire dimostrazioni chiamavano assassini e sputavano certe volte usando il termine Fascisti (buono per – ogni e tutte – le minoranze), sono i giovani che in piazza san Giovanni in Laterano i compagni organizzati dei e coi Cobas hanno lasciato alla corsa disastrosa degli autoblindati della polizia che impazzavano a 60 chilometri orari nella stessa piazza: con la scusa di disperdere tutta la folla con l'acqua e sparando transenne sui corpi di chi stava contro. In momenti dove, per fortuna, e non so quindi altri cosa e dove abbiamo potuto vedere e/o sentire, i poliziotti e i carabinieri i finanzieri non erano applauditi durante le cariche, anzi i frati della Basilica accoglievano per esempio le persone che dalle cariche fuggivano, ma raggiunti dalla risposta forte e viva dell'intera piazza in sobillazione – i religiosi mai avevano visto lacrimogeni sulle gradinate della chiesa; ovvero d'ognuna e ognuno, cioé anche e persino dalle proteste e dalla contrapposizione verbale e ideale, quando non fisica e rappresentata essenzialmente dal lancio dei sanpietrini, che avevo fatto e formato il corteo da ogni medium definitivo semplicemente “pacifico” e degli “indignados”. Che è, appunto, il nuovo bollino delle televisioni ecc. inventato per coprire la reale rabbia delle migliaia di disoccupati, operai, studenti e altro ancora che sono le vittime della speculazione delle multinazionali bancarie e non, dell'oppressione della globalizzazione capitalistica e dell'oppressione questa sì fascista quanto permanente. Gruppi organizzati, cani sciolti e 'gente comune' che indossava e non indossa caschi e mascherine per abbattere i simboli fisici e dunque ideologici che stanno a ricordare istante per istante lo stato delle cose. Passando, addirittura, per l'abbattimento innocuo d'innocua statuetta della madonna. Prova di culto, oggi pagano di nuovo, che anticamente richiama il volto dell'oppio dei popoli e in questi tempi dice della mercificazione dei valori finanche spirituali. Le immagini che allego, dovete sapere, non le ho sentite e neppure ascoltate da lontano. Ma vissute dall'interno della rivolta. Quando il furgone dei poliziotti, per fare un altr esempio, e inoltre ditemi in che momento avete visto un tutore del disordine colpito dalla pietra della contestazione, è stato finalmente incendiato. Bruciato come dovrebbe bruciare la parte marcia e lurida dello Stato, ora italico, che tiene gli ultimi sempre più sotto e prova a spingere in basso, riuscendoci, quelli che ancora indigenti non sono e presto che lo diventeranno. Io, testimone oculare delle urla liberatorie di migliaia di persone che erano a scontrarsi con carabinieri e poliziotti, divise che tra l'altro in questi giorni si riprenderanno quanto possibile dopo lo smacco atroce dell'impossibile massacro che avrebbero molti voluto, li ho visti abbandonati tramite il tradimento degli irriducibili cobas che appena giunti in piazza con loro camion enorme hanno fatto retromarcia aprendo il varco alla furia dei blindati. Perché da qui, sgommando e correndo, i detentori del controllo così volevano prendere il luogo. Mentre, anche molti manifestanti che il gergo dei medium dice “non violenti” e “buoni” e punto, di certo non incitavano la repressione ma accompagnavano le risposte della rabbia potente. Io, certamente, questa volta non sono d'accordo con la massa. Di nuovo. Che le minoranze sono la mia casa. Posso anzi indignarmi con quei finti indignati e con gli incazzati veri che non rispettano il diritto d'ogni singolo e organizzato di scendere in piazza sempre e comunque come decide di fare. Borghesi e benpentanti, catto-comunisti nuovi e vecchi, militanti dello stalinismo che fu e dovrebbe per loro essere ancora, nuovi democratizi e democristiani e piddini con o senza tessera, hanno gioco facile a sostenere i politici di tutti gli schieramenti e i giornali coi siti di tutte le fazioni economiche e ideologiche buoni a raccontare la calma piatta che continuamente vorrebbero e che li farebbe giorno dopo giorno ancora più potenti. Al servizio, ovviamente, del potere. Sotto il Potere. Consapevolmente. Come inconsapevoli. Schiavi e finti liberi. E ci sarò ancora.
NUNZIO FESTA
p.s. questo scritto è per Il Quotidiano della Basilicata
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